25 aprile 2019 a Martignacco

Ringraziamo il gruppo di lavoro(*) e la Sezione A.N.P.I. di Martignacco che, partendo dalle Celebrazioni istituzionali del 25 aprile 2019, ci hanno inviato un approfondimento storico. Speriamo che tale apporto contribuisca ad accrescere la conoscenza della storia e sia stimolo di ulteriore ricerca personale.

Il 25 aprile è una data fondante della nostra storia, in quanto simboleggia la lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze armate alleate, dalle forze partigiane e dall’esercito cobelligerante Italiano durante la seconda guerra mondiale a partire dall'8 settembre 1943 contro il nazi-fascismo.
Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) – presieduto da Alfredo Pizzoni, Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani – proclamò l'insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, assumendo il potere «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano» click per leggere il proclama

Lo stesso giorno Sandro Pertini legge il proclama del C.N.L.

«Cittadini, lavoratori, sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e aTorino ponete i tedeschi di fronte al dilemma arrendersi o perire»

La lotta di opposizione agli invasori tedeschi e al regime fascista fu lunga e spesso si trasformò in massacri per il popolo italiano (Marzabotto, la strage delle Fosse Ardeatine, sant’Anna di Stazzema).
Ma nonostante ciò, la lotta contro il nazifascismo proseguì, grazie anche al fatto che ci fu un diffuso sostegno della popolazione, sia morale che pratico, anche con atti di resistenza civile.
Il 25 aprile è una data simbolica e l'ordine del CLNAI riguardava le città del nord e in particolare Milano e Torino. La nostra situazione era diversa perché la strada della ritirata tedesca passava per i nostri paesi e quindi era stato disposto che l'ordine dell'insurrezione fosse dato con cautela. A Udine fu dato il 29 aprile e la città fu liberata l'1 maggio, prima dell'arrivo degli alleati. Purtroppo la pericolosità della situazione è dimostrata dalle ultime stragi, datate 2 maggio: Avasinis e Ovaro.
A guerra finita il Comitato Nazionale A.N.P.I., sentito il parere della grande maggioranza di coloro che avevano combattuto per la liberazione del Paese, si è fatto interprete presso il Governo Italiano, affinché il 25 aprile fosse riconosciuta festa nazionale. (da ‘Il Volontario della Libertà’ – 16 marzo 1946) click per vedere la pagina
Il 22 aprile 1946 fu emesso il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 185 relativo a “Disposizioni in materia di Ricorrenza Festiva”su proposta del primo ministro Alcide De Gasperi e la sollecitazione di vari esponenti politici.
L’Art. 1 di tale decreto stabilisce: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”.
Tale giornata sarà poi istituzionalizzata con la legge n. 260 del 27 maggio 1949 relativa a “Disposizioni in materia di ricorrenze festive...25 aprile, anniversario della Liberazione”.
Il punto 4 prevede che in tale giornata gli edifici pubblici siano imbandierati.
E’ importante rilevare i passaggi di tipo giuridico, dei termini utilizzati e dei significati consequenziali delle normative per comprendere i diversi climi politici – culturali di riferimento. Mantenere alta l’attenzione sulla celebrazione di questa giornata e sul suo significato, è, e resta, dovere di chi, come noi, ha potuto vivere in una società democratica.

«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione»
(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano, 26 gennaio 1955)




(*)Gruppo di lavoro formato da: Mirella Del Negro, Domenico Barbiera, Antonio Silvi. Foto di Maurizio Corrado.

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